01 febbraio 2006

Consapevolezza e orgoglio meridionale.

Voglio partire da un episodio poco rilevante, una pagina web vista oggi, per esprimere dei pensieri su cui rifletto da un po' di tempo e in qualche misura inerenti l'attivita' delle nostre associazioni.

In maniera del tutto casuale e fortuita sono finito su questa pagina che annuncia alcuni appuntamenti della tournee che prende le mosse dal "Salento Finibus Terrae", rassegna di cortometraggi ideata e orgnizzata da un nostro concittadino, un sanvitese, e dunque un pugliese e che sara' esportata a Torino, Firenze, Roma, Bari, Lecce, Taranto.

Associo questa notizia al successo turistico che la Puglia sta vivendo da qualche anno a questa parte e penso che forse finalmente e' arrivato il momento di avere una maggiore consapevolezza della nostra identita' di "popolo sudista".

Per carita' niente a che vedere con certi pruriti secessionisti, ne' quelli siculi che affondano le proprie radici in un passato piu' remoto, ne' tantomeno quelli padani di piu' recente genesi.Quello che voglio dire, e' che nella cultura predominante, quella nordista, esistono dei valori fondanti, quali la produttivita', l'efficienza, il dinamismo, e cosi' via.

Da questo punto di vista il meridionale, lo dobbiamo riconoscere, molto spesso non regge il confronto (parliamo di tendenze generali, forse fuorviati da stereotipi, ma ammettiamo che statisticamente sia cosi').

Va detto pero' che la cultura predominante, non e' l'unico modo di vedere le cose, e certamente non e' detto che sia la maniera piu' corretta di farlo; potrebbe esistere, ed esiste, una filosofia alternativa, e per alternativa non si intende 'in contrapposizione alla precedente', ma solo diversa da -.Parlo di una "cultura sudista", di cui siamo poco consapevoli forse, e che si fonda su valori come la famiglia, l'accoglienza, la generosita', il calore e la cordialita'.

Non siamo migliori o peggiori, noi sudisti, siamo diversi.

Se la gente del sud acquisisse maggiore consapevolezza di se' e della propria cultura, credo che le cose migliorerebbero non solo nel rapporto con l'altra meta' dell'Italia, ma anche con quella voglia di riscossa e di non piegare la testa che e' insita in chi per primo si e' opposto alla malavita, a rischio della propria incolumita', segnando la direzione di un percorso lungo e difficile che stiamo tutti insieme compiendo.

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